“Vegetale a chi?”: un’ idea per un laboratorio di scienze da fare con i bambini

16 novembre 2016

La scienza come mezzo per sviluppare abilità operative e capacità di ragionamento legate alla metodologia sperimentale

La Scienza, si sa, esercita sui piccoli un fascino ed una attrazione particolare e per questo può essere usata come “veicolo” per sensibilizzarli su alcuni temi e per sviluppare negli allievi le abilità operative e le capacità di ragionamento legate alla metodologia sperimentale: porsi delle domande, elaborare ipotesi, partendo dall’osservazione, per comprendere al meglio il mondo esterno. In questo modo si coltiverà nei bambini il rispetto e la sensibilità verso la Natura e si incentiverà, in maniera semplice e istintiva, l’empatia con altri esseri viventi e con l’ambiente.

Tempo fa mi è capitato di ascoltare per la prima volta Stefano Mancuso, professore dell’ Università di Firenze che dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), che mi ha aperto un mondo: quello vegetale! Il suo intervento mi ha ispirata per la progettazione di un laboratorio di scienze che abbia come protagoniste proprio le piante.

Non è immediato sviluppare sensibilità verso le piante. Sono talmente presenti intorno a noi, nel nostro quotidiano, che ormai non ci facciamo più caso. Tendiamo spesso a considerarle soprammobili o oggetti di arredamento, più che esseri viventi.

La verità è che le piante potrebbero benissimo vivere senza di noi. Noi invece senza di loro ci estingueremmo in breve tempo. Eppure nella nostra lingua, e in quasi tutte le altre, espressioni come “vegetare” o “essere un vegetale” indicano condizioni di vita ridotte ai minimi termini. Infatti il professore nel suo libro, con ironia immagina che se le piante potessero parlare, sicuramente si rivolgerebbero all’uomo con un bel: ”Vegetale a chi?”

Chiediamolo ai bambini

Il Prof. Mancuso si è chiesto:

Le piante sono esseri intelligenti? Sono in grado di risolvere problemi? Comunicano con l’ambiente che le circonda, con le altre piante, con gli insetti e gli animali superiori? O sono invece organismi passivi, privi di sensibilità e di qualsiasi barlume di comportamento individuale e sociale?
Belle domande, che forse non avrebbero sconvolto più di tanto la mia cara nonnina che ha un bellissimo rapporto con le sue piante al punto di comunicare con loro, ma che apre nel mondo scientifico, diverse riflessioni, e ci fa guardare alle piante in modo diverso.

Partirei da una domanda-stimolo da porre ai bambini, per raccogliere quelle che sono le loro idee sulla questione, innescando una conversazione costruttiva nella quale ognuno possa motivare le proprie ipotesi: Le piante si muovono?

Per far capire ai bambini che le piante sono vive e si muovono nonostante ancorate al terreno, bisognerebbe innanzitutto provare ad avere in classe una piantina di cui prendersi cura, tutti gli alunni con la guida dell’insegnante, in modo da imparare ad osservarne i comportamenti.

Vediamo se si muove

È chiaro che il maggior numero dei vegetali cresce radicato al terreno, pertanto quando si pensa al movimento vegetale non si deve pensare agli spostamenti fisici da un luogo a un altro, ma dei movimenti vegetativi e millimetrici molto lenti. Per rendere più chiaro questo concetto passerei alla visione di un video del 1898 di Wilhem Pfeffer “Studies of plant movement”, che già consentirà di rispondere alla nostra domanda.

Ecco un video del 1898 sullo studio dei movimenti dei vegetali

Esistono molti altri video e gif animate in rete, ma questo ci permette di creare un ponte con la storia del cinema e la fotografia, realizzando un fortunato incontro interdisiplinare (da notare che l’invenzione della pellicola cinematografica risale al 1885, solo 13 anni prima!).

Ricordiamo tutti l’esperimento fatto in classe nell’ora di scienze, tutti con gli occhi puntati a quel vasetto, in attesa dinanzi alla nascita del primo germoglio della pianta del fagiolo; ecco: perchè non realizzare con i bambini un time lapse con la stessa piantina, per testimoniare, giorno dopo giorno, attraverso scatti fotografici la sua crescita?

Dunque cavalletto e macchina fotografica puntata sulla nostra piantina di fagiolo, che smetterà di essere poco considerata, e per qualche settimana avrà i riflettori su di sé.

Come realizzare un filmato time-lapse

Un filmato time-lapse può essere ottenuto processando una serie di fotografie scattate in sequenza e opportunamente montate o attraverso video che verranno poi accelerati. A tal proposito sarà interessante far notare ai bambini come il concetto di movimento a cui loro sono abituati avviene per le piante su scale temporali molto più lunghe. Per questo aspetto sarà importante far capire come, al variare della frequenza degli scatti si otterranno video con movimenti più o meno fluidi.

Sarebbe consigliabile effettuare almeno un paio di scatti all’ora facendo in modo che la posizione della macchina fotografica sia sempre la stessa (l’ideale è utilizzare un cavalletto, ma si possono adottare anche soluzioni ad hoc per la realizzazione del set fotografico, discusse prima con i bambini).

Questo ad esempio è un risultato ottenuto con una frequenza di scatti molto alta (circa una al minuto per 15 giorni)

Infine dopo aver realizzato il video, la parte più entusiasmante per i bambini sarà vederlo tutti insieme. Importante, in seguito alla visione, sarà creare uno spazio di confronto rispetto alle nostre ipotesi iniziali, alle osservazioni raccolte sulla pianta, o perchè no, a nuovi quesiti. Sarà anche un’occasione per riflettere sui nostri pregiudizi, sull’importanza di prendersi cura del nostro ambiente, sullo sviluppo dell’empatia rispetto a ciò che ci circonda e a tutti gli esseri viventi, sul video e le tecniche utilizzate come prodotto collettivo della classe, che avrà visto coinvolti tutti gli alunni nella sua realizzazione.

 

Autore:

Carmela Pagano

Insegnante di Scuola Primaria e fondatrice dello spazio www.laborartorio.it

About author Dott.ssa Carmela Pagano

Insegnante Carmela Pagano

Carmela Pagano, insegnante di Scuola Primaria, laureata in Storia dell’Arte, appassionata di Arte e Fotografia; esperta in Arteterapia si è specializzata con un Master in: “Video Fotografia Teatro e Mediazione Artistica nella Relazione d’Aiuto”.

In continuo aggiornamento, ha frequentato diversi corsi su temi che riguardano la didattica, l’apprendimento, l’inclusione e i disturbi in età evolutiva (disabilità, didattica speciale, disturbi di apprendimento, ADHD, autismo). Ha ampliato la sua formazione con un corso di specializzazione in “Operatore dell’Integrazione scolastica dei diversamente abili, Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione”, grazie al quale ha svolto attività di assistente e coordinamento dell’Area socio-educativa in diversi progetti di inclusione, e un Master, diretto da Cesare Cornoldi, in “Didattica e psicopedagogia per alunni con deficit di attenzione e iperattività (ADHD)”, presso l’Università di Padova. Gestisce uno spazio nel quale condivide esperienze e riflessioni: www.laborartorio.it

 


Immagine tratta dal sito freepik:

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