"Il pupazzo preferito": perché è importante per il bambino e cosa fare

27 febbraio 2017

L’importanza dell’oggetto transizionale per affrontare il passaggio dal rapporto simbiotico con la mamma alla relazione con il mondo estrerno.  

Tutti i bambini hanno un loro pupazzo preferito, che sia un orsacchiotto, una bambola di pezza o, come nel caso di Linus, il celebre personaggio dei Peanuts, una copertina blu. Non ci sono particolari regole (al di là del buonsenso) che identifichino a quale oggetto si affezionino i nostri bambini, ma è importante che abbiano qualcosa a cui legarsi emotivamente, una sorta di amuleto che trasmetta loro una sensazione di sicurezza, calore e protezione e richiami la presenza dei genitori (in particolar modo della madre). Non è un caso se, nella versione originale delle sue strisce a fumetti, Shulz decida di riferirsi alla coperta di Linus chiamandola safetyblanket, ossia coperta di sicurezza.

Proprio in virtù di questo grande potere che ha di rassicurare il bambino, in ambito psicologico il pupazzo del cuore viene definito ‘oggetto transizionale’ e, con le dovute proporzioni, svolge un ruolo molto simile a quello di un amico immaginario.

Perché è importante

L’oggetto transizionale ha un valore tutt’altro che illusorio, poiché rappresenta un legame molto forte e reale – su di lui il bambino riversa tutte le proprie emozioni, i propri bisogni e i propri desideri, scaricandovi stress e frustrazioni, senza temere di essere tradito: il suo pupazzo preferito sarà sempre lì a sua disposizione, per tutto il tempo in cui ne avrà bisogno.

Inoltre, uno dei compiti più importanti del pupazzo preferito è quello di accompagnare il bambino nella sua fase di sviluppo e aiutarlo a superare la dipendenza totale dalla madre.


Leggi anche Inserimento al nido: come renderlo più sereno

Nella prima fase di scoperta dell’oggetto transizionale, i bambini piccoli si identificano totalmente con il pupazzo, quasi assorbendolo e divenendo un tutt’uno con esso. Successivamente, crescendo, iniziano a percepire l’oggetto come un qualcosa di esterno ma a cui sono legati da una sorta di cordone ombelicale invisibile.

È così che il passaggio (la transizione, appunto) dalla soggettività interna alla soggettività esterna si palesa in pieno, ma in maniera graduale, grazie alla mediazione dell’oggetto transizionale, e meno traumatica.

Come comportarsi

Spesso la scelta dell’oggetto transizionale avviene in maniera del tutto imprevedibile e indipendente dall’intervento dei genitori. È come un’attrazione spontanea. Un colpo di fulmine.

Per questo è molto importante dare al pupazzo preferito dei nostri figli la giusta importanza, curarlo nel rispetto del bambino e lasciarlo sempre a sua disposizione: portiamolo durante i viaggi, le visite dal dottore, i primi giorni d’asilo (solo nei primi!) e in tutte quelle situazioni in cui il bambino potrebbe risentire di particolare situazioni di stress.

Soprattutto, è importante non forzare i bambini ad abbandonarlo, né a cambiarlo; perché la sua presenza ha senso solo durante una determinata fase della vita, terminata la quale, in modo del tutto naturale, il bambino abbandonerà il pupazzo e rivolgerà le proprie attenzioni altrove.

Quanto dura questo attaccamento

Il legame con il proprio oggetto transizionale può durare anche anni, finché il bambino non si sente abbastanza sicuro nella sua fase di crescita.

Qualora l’attaccamento al pupazzo preferito dovesse protrarsi oltre i quattro anni, portando anche il bambino a isolarsi dagli altri, è consigliabile valutare la possibilità di rivolgersi a uno specialista, perché se oltre quell’età il bambino non fosse riuscito a superare la proprie ansie e paure potrebbe necessitare di un aiuto esterno che gli infonda la giusta dose di sicurezza tale per cui non sentirà più il bisogno di un ponte tra il proprio mondo interiore e quello esteriore.

Ad ogni modo, come in quasi tutte le situazione che hanno i bambini come protagonisti, è importante avere pazienza e non aver fretta di vedere il proprio figlio crescere: ogni bambino ha i suoi tempi e le sue esigenze.

E se mio figlio non ha un pupazzo preferito?

Può capitare che nostro figlio non abbia un pupazzo preferito che lo aiuti a superare una determinata fase della propria crescita e su cui riversare le proprie emozioni e frustrazioni. Può capitare benissimo, e non bisogna farne un dramma – nonostante fin qui mi sia dilungata sulla sua importanza!

La stessa funzione dell’oggetto transizionale può essere svolta da una piccola luce lasciata accesa durante la notte, oppure dal succhiarsi il pollice; o anche da una routine a cui il bambino si è addormentato o a una ninna nanna cantata da un genitore.

Insomma, non importa quale sia la natura dell’oggetto transizionale: ogni bambino troverà il proprio in maniera del tutto naturale, in base alle proprie necessità. L’importante è che i genitori siano “testimoni fedeli” di questo legame e non lo ostacolino.

La sana crescita del nostro bambino passa anche da questa fase!

 

Autore:

Dott.ssa Miolì Chiung

Responsabile Studio di Psicologia Salem

www.studiosalem.it

About author Dott.ssa Miolì Chiung

Dottoressa-chiung-studio-salem

Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Nel 2009 fonda lo Studio di Psicologia Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura. Ha approfondito i suoi studi con numerosi master e corsi. Applicatrice Metodo Feuerstein e ottima conoscitrice della testistica psicodiagnostica dell’età evolutiva e adulta. Ama i libri, la cucina ma la sua grande passione è il mare!

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All comments (2)
  • Adria Gloria Scarcella
    20 maggio 2017 at 8:06

    Quest'articolo è straordinariamente chiaro, preciso ed efficace, grazie! L'ho inviato ai giovani genitori della famiglia perché ottimo strumento di riflessione sulla modalità di osservazione e […] Read MoreQuest'articolo è straordinariamente chiaro, preciso ed efficace, grazie! L'ho inviato ai giovani genitori della famiglia perché ottimo strumento di riflessione sulla modalità di osservazione e di intervento formativo del bambino. Read Less

    Reply
    • Stefania Massafra
      @Adria Gloria Scarcella
      22 maggio 2017 at 9:37

      Grazie Adria Gloria! Siamo felici che i nostri contenuti piacciano e siano utili. :)

      Reply

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