“Mio figlio non parla ancora”. Cosa fare?

14 dicembre 2016

La Logopedista Giusy Mollo fa chiarezza sulle tappe di sviluppo del linguaggio del bambino, indicando cosa è opportuno osservare e le attività del trattamento logopedico 

Care mamme (e perché no, cari papà!), proviamo a dare risposta ad uno degli interrogativi più frequenti che ci assillano: “Mio figlio non parla ancora, perché?”. Quando un bambino inizia a parlare si tira un sospiro di sollievo, sia perché possiamo mettere un “ok” ad un’altra tappa di sviluppo raggiunta, sia perché nella quotidianità tutto diventa più semplice.

È necessario fare chiarezza sulle fisiologiche tappe di sviluppo del linguaggio:

  • la comparsa delle prime parole, accompagnate da gesti, è prevista intorno ai 12 mesi;
  • tra i 16 e i 20 mesi si parla di “esplosione del vocabolario” (si passa dalla produzione di circa 32 parole a 130!);
  • dai 20 mesi il bambino ha la possibilità di produrre combinazioni di più parole, anticamera della produzione di frasi.
  • A 3 anni il bambino produce frasi più complesse e articolate a livello sintattico e il linguaggio e ben compreso da tutti.

Si può (e si deve) essere elastici e sereni se lo sviluppo linguistico dei nostri figli avviene seguendo queste tappe e se queste si presentano a distanza di pochi mesi rispetto a quelli indicati. Infatti se a 24 mesi il lessico del bambino ha meno di 50 parole e non avviene la combinazione di almeno 2 parole, ci troviamo dinanzi ad un “Parlatore Tardivo”, ma il 50% di questi bambini a 30 mesi mostrano di aver recuperato spontaneamente.


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“Mio figlio non parla”, cosa fare? 

Cosa osservare e a chi rivolgersi

Innanzitutto bisogna osservare se il bambino si gira quando chiamato, se e come esprime bisogni e desideri, se condivide giochi o emozioni, se interagisce con l’altro, se comprende semplici frasi. In questa prima fase può anche aiutarci il pediatra, che possiede semplici e rapidi questionari volti ad individuare situazioni che meritano maggiori attenzioni.

Se a 24 mesi o poco più il piccolo parla poco e male, usa solo una parola e solo mamma e papà lo comprendono, ci si può rivolgere ad uno specialista, il Neuropsichiatra Infantile, o ad una Logopedista che potrà valutare abilità acquisite, emergenti ed assenti. Le due figure citate lavorano generalmente in equipè e, ognuna con le proprie competenze, potranno darci un quadro ampio e completo del livello di sviluppo del bambino.

Quando intervenire

Bisogna attendere il compimento del terzo anno o intervenire prima?

Oggi è chiaro che attendere i 3 anni non si riveli una scelta sempre corretta. Gli aspetti da valutare sono numerosi e molto vari, ma si afferma con sicurezza che le competenze linguistiche devono essere ben padroneggiate dai piccoli per un tempo sufficientemente lungo (circa due anni) così da ridurre potenziali difficoltà nell’acquisizione della lettoscrittura in età scolare. Un intervento logopedico efficiente ed efficace, tempestivo, precoce e adeguato, altro non è che prevenire l’insorgenza di ulteriori problematiche, facendo semplicemente quanto è più congeniale al bambino: GIOCARE.


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Le attività del trattamento logopedico

Infatti il trattamento logopedico rivolto ai più piccoli (circa 24 mesi) è incentrato su attività ludiche tipiche dell’età. L’adulto affianca ad esempio i più piccoli nella scoperta di semplici libricini, giochi con costruzioni, incastri, semplicissimi puzzle, oggetti-giocattolo, accompagna verbalmente le attività, proponendo così il corretto modello linguistico.

In questo modo si favoriscono il contatto oculare e la condivisione di attenzione sul medesimo materiale, si commentano verbalmente tutte le azioni del momento (si può denominare, descrivere, dare spiegazioni e suggerimenti), utilizzando sempre un linguaggio semplice e chiaro, dando enfasi all’intonazione e alla mimica facciale. Si effettuano pause sufficientemente lunghe da favorire nel bambino l’elaborazione dell’informazione data ed eventualmente organizzare una risposta. Si pongono domande alle quali il bambino può rispondere con una frase e non solo con un “si” oppure il ”no” (per esempio domandare “cosa vuoi?” piuttosto che chiedere “vuoi bere l’acqua?”).

Dai tre anni in poi l’intervento logopedico diventa più strutturato e tecnico, poiché il bambino necessita di un intervento specifico a livello linguistico.

Quindi mamme e papà, se avete dubbi e incertezze, avvaletevi dell’aiuto di uno specialista, senza remore. Altro non sono che i vostri alleati pronti a fronteggiare questo tipo di difficoltà, offrendovi i suggerimenti più idonei. Il gioco sarà sempre il miglior strumento di valutazione e trattamento.

 

Autore:

Giusy Mollo

Logopedista 

www.facebook.giusymollo

About author Dott.ssa Giusy Mollo 

foto_giusy_mollo

Giusy Mollo, classe ’83, mamma di due gemellini di tre anni, logopedista dal 2006. Mi occupo di logopedia in età evolutiva, in particolare di disturbi di linguaggio e DSA. Sono membro dell’equipè multidisciplinare di Valutazione, Diagnosi e Certificazione DSA presso il Centro di Riabilitazione per il quale lavoro, in provincia di Benevento. A luglio 2016 ho conseguito master di I livello in “Autismo e disturbi dello sviluppo: basi teoriche e tecniche d’insegnamento comportamentali” presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

 


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