Insegnare ai bambini ad aspettare: giochi e strategie

5 ottobre 2016

Come insegnare ai bambini ad aspettare il proprio turno. Ecco strategie e giochi per aumentare la capacità di attendere dei bambini

Il saper attendere è una qualità fondamentale, non sempre infatti possiamo ottenere ciò che desideriamo, e ancora più raramente possiamo ottenerlo subito. Questo può essere fonte di frustrazione, ma sarebbe opportuno riuscire a trasformare la frustrazione in motivazione a fare meglio ed arrivare all’obiettivo. Durante l’attesa è altrettanto frequente provare la sensazione di impazienza, il bisogno impellente di “fare qualcos’altro intanto che…”, ma il rischio è quello di dare inizio ad attività che distolgono l’attenzione dal compito, e dunque allontanano il traguardo.

Se non si sa gestire l’attesa e il normale senso di frustrazione che può derivarne, si rischia di ritrovarsi invischiati in uno stato di agitazione inutile e che, anzi, agisce come ulteriore ostacolo al raggiungimento della soddisfazione, in un circolo vizioso.

La capacità di pazientare, di attendere il proprio turno, di inibire altre attività e movimenti inizia a svilupparsi molto precocemente. Il suo sviluppo inizia già in epoca neonatale, ma non sarà pienamente matura fino all’età adulta essendo legata alla maturazione del cervello, in particolare dei lobi frontali. Seppure alcuni bimbi facciano più fatica di altri, le strategie e le attività proposte di seguito si mostrano utili per tutti i bambini.

Insegnare ai bambini la capacità di attendere > alcune strategie

Fornire un aiuto visivo

Identificare un segnale di via e un segnale di stop che aiuti il bambino a sapere quando è il momento di iniziare.

Per esempio si può strutturare un mini percorso psicomotorio che il bambino dovrà eseguire nel momento in cui “si accende” il semaforo verde ovvero quando gli si mostra un bollo colorato di verde, alla comparsa del bollo rosso il bambino deve bloccarsi finché non comparirà nuovamente il segnale di via. Se il bambino è molto piccolo si potrà disegnare nel bollo verde una faccina sorridente 🙂 e nel bollo rosso apporre la foto di un bimbo che dorme.

Quando vengono proposte attività di gruppo si potranno utilizzare tanti cartoncini verdi quanti sono i bambini con scritto all’interno il loro nome (o la loro foto se sono piccoli) e il bollo rosso descritto prima. Soltanto chi viene chiamato si alza per eseguire il percorso.

Qualora vi sia un bimbo che fa particolarmente fatica, si può preparare una striscia che renda visibile la sequenza dei turni di gioco. L’attività andrà fatta in piccoli gruppi e inizialmente il suo turno coinciderà con l’inizio dell’attività, poi in seconda posizione e così via. Perché la sua capacità di attesa perduri fino al termine dell’attività sarà nuovamente lui a chiudere il cerchio dei turni. Questo funziona anche come premio per aver aspettato.

Istituire un sistema di PREMI e GRATIFICAZIONI

Sono strumenti molto efficaci per aiutare il bambino a tollerare meglio la fatica che nasce dal dover aspettare. Devono essere pressoché immediati, almeno inizialmente, con l’obiettivo di spostarli più avanti nel tempo facendoli crescere di entità. Il fine è quello di favorire l’autoregolazione del comportamento, portando il bambino a percepire che può essere meglio una gallina domani (che nel tempo ci procurerà tante uova) piuttosto di un solo e unico uovo nell’immediato.

Limiti corporei: individuare uno spazio dell’attesa

Inizialmente il bambino può aspettare in braccio, poi seduto in un bel cuscinone contenitivo, come la ciambella per i neonati, per intenderci, con l’adulto vicino a lui. Quando è più grande, o il suo comportamento appare più maturo, è bene che l’adulto inizi ad allontanarsi, offrendogli la possibilità di autoregolarsi, sempre aiutandolo tramite l’organizzazione dello spazio: per esempio attendendo stando seduto su uno sgabello un po’ alto o in uno scatolone di cartone dai bordi alti.

Giochi e strategie per aumentare i tempi d’attesa:

Il gioco della bacchetta

blockquote01 Aspetta, aspetta, senza fretta, quando alzerò la mia bacchetta… solo allora potrai uscire dalla casetta”

Distribuire delle casette (cerchi oppure sedie o fogli di giornale) entro cui il bambino deve restare finché non si alza la bacchetta magica (con attaccato il bollino verde). A quel segnale il bambino deve uscire e andare a catturare la bacchetta più velocemente possibile. A quel punto sarà il suo turno per fare il mago/strega e recitare la filastrocca. Al posto della bacchetta visiva si può fare lo stesso gioco con un “bacchetta sonora” ovvero un flauto, che viene suonato come suono di via. In questo caso porsi dietro al bambino in modo che debba affidarsi all’attenzione uditiva.

Il tesoro

Materiale necessario:

  • tante sedie quanti sono i bambini
  • molti gettoni (vanno bene anche dei dischetti di cartoncino da spargere per la stanza)
  • far suonare una musica lenta e melodiosa, rilassante, durante la quale il bambino deve stare seduto sulla sedia.

Quando la musica si ferma i bambini dovranno andare a raccogliere quanti più gettoni possibili fino a che non ricomincia la musica. A quel punto dovranno ritornare subito seduti. Se alla fine di 3 partite si sono raccolti almeno 5 gettoni si ha diritto ad un premio ovvero il tesoro.

È importante avere a disposizione un tesoro per ogni bambino, per esempio caramelle o cioccolatini dalla carta dorata. I gettoni vengono tolti se non si torna subito al proprio posto. Per aumentare i tempi d’attesa, poiché il conteggio dei gettoni viene fatto alla fine del gioco, si può aumentare il numero di partite (e di gettoni da guadagnare) e la durata della musica.

Vi sono molti vecchi giochi utilissimi allo scopo di aumentare i tempi d’attesa come “il lupo mangia frutta”, “strega comanda colore”, “bandiera”, “nascondino” che hanno il pregio di contenere già il premio, immediato anche se non materiale: diventare protagonisti del gioco.

Girotondo del pallone

Pallone rotondo, grande come il mondo, gira in tondo, scoppia il finimondo… BUM! I partecipanti (minimo 3) sono in cerchio e si passano il pallone. Uno di loro canta la filastrocca del girotondo. Il partecipante che ha in mano il pallone al termine della filastrocca deve buttarlo con forza per terra, dicendo “Bum!” e poi lo deve passare a un altro partecipante, e il gioco ricomincia.

Coinvolgete quante più persone possibili in questi giochi: amichetti, cugini, mamme, papà, nonni, vicini, zii etc. in modo che il vostro bambino possa avere vari modelli di comportamento a cui ispirarsi (l’imitazione dei coetanei è molto forte, evitate di fare questi giochi con tanti bimbi tutti insieme, soprattutto se molti di loro non sono ancora bravi ad aspettare).

È importante ripetere queste attività di frequente, inventandone di simili, e non scoraggiarsi in caso di insuccessi. Ponendovi come modelli comportamentali adeguati il bambino imparerà a rispettare il proprio turno.

Suggerimenti:

  • Le promesse vanno rispettate! Sia che si tratti di premi sia di penalità (è bene preferire i primi e sostituire le punizioni classiche con una penalità: una “multa” ovvero la perdita della possibilità di raggiungere il premio), i patti vanno rispettati. Scegliete premi “accessibili” come impegno per voi e come fruibilità per il bambino.
  • Calibrate le attività sul bambino: l’entità degli aiuti, la durata dell’attività (il tempo d’attesa e il numero dei partecipanti), la difficoltà della proposta.
  • Aumentate le probabilità di successo: proponete due o tre attività di seguito cosicché, nel caso di insuccesso, venga data al bambino la possibilità di fare meglio nell’attività successiva, imparando dall’errore. Forse nel secondo gioco metterà più impegno e riuscirà ad evitare la multa e a guadagnarsi il premio. La prossima volta sarà più motivato.

 

Dott.ssa Ilaria Palvarini

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

www.incontropsicomotorio.it

About author Dott.ssa Ilaria Palvarini

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Ilaria Palvarini nasce a Mantova il 7 giugno 1988. Si diploma al Liceo Artistico e nel 2011 si laurea con lode in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva” alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Attualmente collabora con diverse entità medico/riabilitative del territorio mantovano. Svolge valutazioni dello sviluppo neuropsicomotorio e si occupa del trattamento di neuropsicomotricità delle difficoltà e dei disturbi di soggetti in età evolutiva (disturbi di apprendimento, ritardo psicomotorio, disprassia, ADHD, autismo, sindromi genetiche e paralisi cerebrali infantili). Conduce incontri e corsi di formazione con insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e con i genitori, su temi specifici dell’apprendimento e dello sviluppo neurpsicomotorio. Organizza laboratori di attività psicomotoria all’interno del gruppo-classe. È volontaria della Croce Rossa Italiana e nel tempo libero ama leggere, dipingere, uscire con gli amici ma soprattutto viaggiare per conoscere persone, culture, sapori di ogni luogo.

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