Il valore positivo e negativo dei voti scolastici

6 settembre 2016

Il valore dei voti e dei giudizi scolastici. Ecco come comunicare in modo adeguato con i bambini. Consigli per insegnanti e genitori 

I giudizi e i voti scolastici sono spesso al centro dell’attenzione durante i colloqui che ho con i genitori. I motivi sono chiari e riguardano in particolare il parere negativo o dubbioso che si ha in merito alla loro gestione, soprattutto in caso di risultati negativi.

Il bambino che riceve un brutto voto a scuola senza dubbio si trova a vivere dei momenti di demotivazione. Questo non significa però che il brutto voto sia qualcosa di negativo, in quanto è comunque segno della necessità di un potenziamento.

Per fare in modo che l’effetto non sia eccessivamente traumatico è necessario che sia gli insegnanti sia i genitori siano in grado di comunicare in maniera adeguata con i bambini. Gli insegnanti, in fase di correzione, dovrebbero fornire un feedback dettagliato, incoraggiando l’alunno e facendogli capire che ha tutte le possibilità di migliorare, anche se con ritmi diversi da quelli dei suoi compagni.


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Per quanto riguarda i genitori esiste solo un modo per mettere in secondo piano i pareri eccessivamente negativi su voti e giudizi scolastici: non considerarli il perno centrale del percorso di formazione dei figli.

Capita spesso che l’eccessiva attenzione sul voto e non sull’evoluzione globale porti il bambino a identificarsi eccessivamente con il giudizio negativo, e a soffrire di ansia da prestazione. Per evitare questa deriva, che è molto dannosa e che può influenzare la serenità futura anche a livello professionale, i genitori dovrebbero evitare di chiedere ossessivamente notizie sui voti.

Un consiglio utile al proposito è quello di concentrarsi su domande come “Cosa ti è piaciuto particolarmente oggi?”, “Questa materia è interessante?”, utili a far capire il bambino che lo studio non è fatto solo da voti, ma anche e soprattutto dalla passione per il sapere e dalla curiosità.

Negativo è anche elogiare in maniera eccessiva un bambino che prende spesso voti buoni. Per quale motivo? Per il semplice fatto che in questo modo gli si fa passare l’idea che la scuola sia come già ricordato solo voti, e che non conti la dedizione e, soprattutto, la necessità di provare e riprovare dopo una caduta o un errore.

Concludo specificando anche che è fondamentale evitare la competizione. Se si ha intenzione di fare in modo che i giudizi scolastici abbiano un ruolo positivo nella vita del bambino è necessario non chiedere cosa hanno preso i compagni.

La scuola è quanto di più lontano si possa concepire da una gara a suon di numeri e deve anzi essere vista come un contesto in cui la cooperazione tra chi siede tra i banchi permette di migliorare la qualità dell’apprendimento.


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Dott.ssa Miolì Chiung

Responsabile Studio di Psicologia Salem

www.studiosalem.it

 

About author Dott.ssa Miolì Chiung

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Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Nel 2009 fonda lo Studio di Psicologia Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura. Ha approfondito i suoi studi con numerosi master e corsi. Applicatrice Metodo Feuerstein e ottima conoscitrice della testistica psicodiagnostica dell’età evolutiva e adulta. Ama i libri, la cucina ma la sua grande passione è il mare!

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