Il gioco, strumento di crescita del bambino. Consigli per favorire lo sviluppo psicofisico

10 novembre 2016

Il gioco è un momento fondamentale per lo sviluppo psicofisico del bambino. Ecco qualche suggerimento per favorirne l’evoluzione spontanea

L’attività ludica consente acquisizioni e apprendimenti multipli. Nei primi due anni di vita è tipico il gioco senso-motorio: il bambino mette in atto dei movimenti come i cambi di posizione e gli spostamenti, perché ciò gli procura sensazioni per lo più piacevoli, ma talvolta anche spiacevoli e dunque utili ai fini dell’apprendimento. Infatti attraverso le esperienze, anche negative, il piccolo impara cosa si può fare o cosa è meglio non fare, senza il continuo intervento del “No!” dell’adulto.

Tale intervento andrebbe limitato unicamente alle situazioni realmente pericolose o non socialmente accettabili. Il bambino in questi primi anni agisce, ripetendo più volte gli schemi d’azione, inizialmente solo per il piacere di farlo, in seguito, grazie ai feedback ricevuti dalla realtà circostante, cercherà di adattare ad essa i propri movimenti rendendoli azioni finalizzate ad uno scopo.

Quando il bambino sarà in grado di coordinare adeguatamente i movimenti fra loro, in un concatenamento di azioni, arriverà a farli convergere nel gioco del “far finta” e assistiamo così al passaggio alla fase del gioco simbolico che va dai 2 ai 7 anni (e oltre). Il bambino, anche in questo caso, inizialmente utilizzerà degli schemi di gioco poco vari perché tende a ripetere, imitandole, le azioni già viste. Porterà sulla scena la vita quotidiana vissuta in famiglia o a scuola, prendendo a modello gli adulti di riferimento e le azioni che questi compiono su di lui (gioco simbolico autodiretto).


Leggi anche Il gioco simbolico per i bambini: perché è rilevante?

In un secondo momento amplierà il proprio gioco arricchendolo con situazioni nuove, proponendo azioni che ha visto compiere su oggetti del mondo esterno e su altri componenti della famiglia o su altri bambini: farà finta di preparare la pappa, di insegnare a scuola… Inizierà ad interpretare ruoli diversi, inserendo anche situazioni immaginarie, attingendo dalla propria fantasia. Il fatto di saper assumere un ruolo diverso dal proprio, attesta la sua capacità di decentramento, non è un caso infatti che in questa fase avvenga anche il passaggio alla tappa del corpo rappresentato in cui si assiste ad una proiezione verso l’esterno delle relazioni spaziali.

Ecco alcuni suggerimenti per favorire l’evoluzione spontanea del bambino:

1. Istituire Tempi e spazi

Il limite, spaziale e temporale, e le regole aiutano il bambino a strutturare un’adeguata relazione con l’ambiente: senza regole e senza differenziare gli spazi e i tempi dell’attività si genera caos. Il bambino non ha le competenze cognitive ed evolutive per organizzare e organizzarsi in autonomia. Questa immaturità può manifestarsi in atteggiamenti di irritabilità e ipermotricità, che è difficile da contenere a posteriori, pertanto è meglio agire predisponendo le basi per un gioco sicuro, organizzato e tranquillo.

Consigli per il gioco sensomotorio:

Scegliere una zona priva di oggetti delicati e preziosi o che si possano rompere. Dotare il bambino di palla di spugna, materiali morbidi: costruzioni di gomma, palline, birillidi stoffa, cuscini, scatoloni e tutto ciò che la vostra fantasia vi suggerisce.

Tali oggetti vanno disposti su un tappeto morbido e sufficientemente grande da consentire al bambino di sperimentare le proprie abilità motorie in sicurezza, disincentivandolo a cercare un altro spazio ed evitando così di doversi munire di box e paracolpi che andrebbero assolutamente evitati (anche durante il riposo). Il bambino piccolo generalmente supererà la “zona di comfort” solo quando si sentirà sufficientemente pronto, occorre comunque sempre lo sguardo vigile dell’adulto, che intervenga in caso di reale necessità.

La priorità in questo momento è quella di moltiplicare le situazioni motivanti: il bambino troverà da solo la strategia migliore per adattare il proprio movimento allo spazio. Noi non decidiamo a priori se passare sotto o sopra un ostacolo, o se aggirarlo; è l’ostacolo stesso ad informarci delle proprie caratteristiche e, sulla base delle nostre esperienze decideremo per esempio che è troppo alto da scavalcare, ma non ha pertugi sotto cui passare, perciò bisogna girarci intorno, ma se non c’è spazio dobbiamo spostarlo… e così via. Il bambino sta scoprendo tutto questo!!!


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 Consigli per il gioco simbolico:

Rifornire il bambino di “set di giochi” da variare di tanto in tanto. Inizialmente sarà il bambino, come per il gioco sensomotorio, ad adattarsi alla realtà perciò avrà bisogno di oggetti simili a quelli reali: peluche e bambolotti, stoviglie e cibi finti, animali di plastica, cacciaviti, grandi viti e bulloni, martelli e costruzioni. In seguito il bambino preferirà oggetti che abbiano meno riferimenti con la realtà perché più versatili e adattabili a quello che è il suo pensiero: tele e stoffe, aste/bastoni, corde, contenitori: lo stesso bastone potrà diventare il cavallo di Zorro, una stampella, una spada, una persona o una scopa su cui volare…

2) Adeguare il proprio ruolo

Agire ricordando che il fine ultimo è quello di rendere il bambino autonomo, sicuro di sé e competente nelle sfide che la realtà gli impone.

  • Porsi come esempio da imitare
  • Assecondare la spinta ludica del bambino inserendo ogni tanto alcune variazioni sul tema
  • Mettersi di fronte al bambino, alla sua altezza
  • Commentare le sue azioni, e le proprie, con un linguaggio semplice e contestuale

Inizialmente l’adulto, sia per il gioco senso-motorio che per il gioco simbolico, dovrà agire con il bambino, a volte supportando fisicamente la sua azione, poi via via diventerà più passivo, quasi uno spettatore o un direttore d’orchestra, finchè sarà il bambino a dirigere il gioco e l’adulto diverrà un vero e proprio partner con cui il bambino si trova a “contrattare” per far procedere il gioco. All’adulto spetterà il delicato ruolo di mediatore.

3) L’importanza delle semplici attività

Prevedere al termine del gioco senso-motorio o simbolico attività tranquille che aiutino il bambino a prendere distanza da ciò che è stato molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. Per fare ciò si possono proporre attività come il disegno, la manipolazione, le costruzioni. Evitare la tv o pc/tablet perché lo catapultano in un altro mondo e non gli permettono di rielaborare ciò che ha vissuto.

Seguire una routine favorisce l’interiorizzazione progressiva della regola. Un sistema ambientale prevedibile infatti aiuta il bambino a divenire più autonomo all’interno dello stesso.

 

Dott.ssa Ilaria Palvarini

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

www.incontropsicomotorio.it

About author Dott.ssa Ilaria Palvarini

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Ilaria Palvarini nascea Mantova il 7 giugno 1988. Si diploma al Liceo Artistico e nel 2011 si laurea con lode in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva” alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Attualmente collabora con diverse entità medico/riabilitative del territorio mantovano. Svolge valutazioni dello sviluppo neuropsicomotorio e si occupa del trattamento di neuropsicomotricità delle difficoltà e dei disturbi di soggetti in età evolutiva(disturbi di apprendimento, ritardo psicomotorio, disprassia, adhd, autismo, sindromi genetiche e paralisi cerebrali infantili). Conduce incontri e corsi di formazione con insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e con i genitori, su temi specifici dell’apprendimento e dello sviluppo neurpsicomotorio. Organizza laboratori di attività psicomotoria all’interno del gruppo-classe. È volontaria della Croce Rossa Italiana e nel tempo libero ama leggere, dipingere, uscire con gli amici ma soprattutto viaggiare per conoscere persone, culture, sapori di ogni luogo.

 

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