"Il bambino non mangia": consigli per migliorare il suo rapporto con il cibo

25 ottobre 2016

Cosa fare quando il bambino non mangia? Ecco i migliori consigli per prevenire e risolvere il problema

I genitori che si lamentano dell’inappetenza dei bambini sono davvero tanti e, nella maggior parte dei casi, arrivano nel mio studio in preda all’ansia: “il bambino non mangia, cosa faccio?”. Questo approccio a lungo andare può provocare dei danni seri. Non è con i ricatti affettivi che si risolve il problema dei bambini che rifiutano il cibo, ma lavorando sulla costruzione di un rapporto sano con il cibo.

A tal proposito è bene ricordarsi che non serve a nulla forzarli. Questo atteggiamento può essere anzi molto pericoloso, perché il rischio che si corre è quello di traumatizzarli e di segnare in maniera indelebile non solo il rapporto con il mondo alimentare, ma anche la loro autostima e il modo di vivere l’affettività nell’età adulta.

Un’altra strategia sbagliata consiste nella scelta di pregarli in maniera ostentata. Perché si tratta di un approccio errato? Per il semplice fatto che procura disorientamento nel bambino che, anche quando scopre il mondo attraverso il cibo, ha bisogno di una guida sicura.

Quali sono quindi i consigli migliori per risolvere la situazione dei bambini inappetenti? Vediamone qualcuno assieme:

1) Spazio all’autoregolazione

Attraverso il cibo, a qualsiasi età, esprimiamo emozioni e mettiamo in primo piano delle specifiche richieste. Quando si ha a che fare con un bambino piccolo è fondamentale avere chiaro questo aspetto. Alla luce di tale situazione può essere utile incoraggiare il bambino inappetente a farsi le porzioni da solo. In questo modo lo si avvia all’autoregolazione e si lavora sull’autostima. Ovviamente è doveroso intervenire se ci si rende conto che ha esagerato con le quantità ed è altrettanto necessario spiegargli il motivo dell’intervento!

2) Vietato mostrarsi ansiosi quando il bambino mangia

Quando ci si rende conto che il bambino inappetente ha iniziato a superare il problema e, piano piano, ha cominciato a mangiare normalmente, è fondamentale non mostrarsi eccessivamente ansiosi e non dare spazio a manifestazioni di entusiasmo esasperato. Il rischio grande è infatti quello di caricare il bambino di ansia da prestazione e di rendere un momento di piacere come quello della nutrizione decisamente troppo pesante dal punto di vista psicologico.

3) Nessun cibo è insostituibile

Se vi rendete conto che il bambino ha sviluppato dei particolari gusti e si rifiuta di mangiare un determinato alimento non forzatelo. Nessun cibo è insostituibile. Dare ai piccoli delle regole a tavola è importante, ma è bene non fissarsi in maniera totalmente inutile e mettere in primo piano quella giusta flessibilità che rende l’educazione alimentare e non solo un processo davvero costruttivo.

Ovviamente questi sono solo alcuni dei consigli che è bene seguire quando ci si accorge che il bambino non mangia. Molto importante è anche osservare il suo comportamento in generale, al di là dei momenti a tavola. In tanti casi, infatti, dietro all’inappetenza vi è un altro tipo di disagio. I genitori dei bambini inappetenti dovrebbero ascoltarli, monitorare le loro reazioni emotive quando giocano, quando interagiscono con i coetanei e in tante altre situazioni. Il rifiuto del cibo non è sempre un capriccio!

Da non dimenticare è poi il fatto che l’esempio per una corretta educazione alimentare parte dall’adulto. Nei primi anni di vita il bambino è una vera e propria spugna per quanto riguarda l’apprendimento ed è bene sfruttare questo aspetto anche per avviare i piccoli all’educazione alimentare.


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Come in tutte le cose anche in questo ambito ci vuole coerenza. Cercare di guidare il bambino verso specifiche regole è inutile se poi non si mettono in pratica personalmente comportamenti virtuosi a tavola, che vanno dall’evitare di sprecare cibo fino alla moderazione dal punto di vista delle quantità.

Un caso che a mio avviso merita un’attenzione particolare è quello dei bambini che rifiutano il cibo nel periodo dello svezzamento. Sono tante le madri preoccupate che mi chiedono aiuto. Nella maggior parte dei casi tendo a ricordare che l’esperienza dello svezzamento si fa in due. Cosa significa a livello concreto? Che il bambino ha bisogno di essere guidato verso il nuovo universo alimentare da una persona serena, che gli porge il cucchiaio con la stessa gioia e la stessa serenità che metteva nel porgergli il seno e con la consapevolezza della bellissima scoperta che il piccolo sta per vivere.

 

Autore:

Dott.ssa Miolì Chiung

Responsabile Studio di Psicologia Salem

www.studiosalem.it

About author Dott.ssa Miolì Chiung

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Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Nel 2009 fonda lo Studio di Psicologia Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura. Ha approfondito i suoi studi con numerosi master e corsi. Applicatrice Metodo Feuerstein e ottima conoscitrice della testistica psicodiagnostica dell’età evolutiva e adulta. Ama i libri, la cucina ma la sua grande passione è il mare!

 

 

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