Bambini timidi: come coinvolgerli, che giochi proporre, cosa fare

30 maggio 2017

Vi indichiamo dei giochi utili per coinvolgere i bambini timidi e alcuni consigli su cosa osservare nel bambino. Come intervenire con una serie di attività affini alla sua personalità

Qual è l’attività preferita dal bambino? Il gioco. Un’attività che ha molte ragioni per essere rispettata e pochissime per essere contenuta. In tutte le sue forme il gioco è un’esperienza fortemente significativa e profondamente utile lo sviluppo dei bambini. Il gioco permette l’acquisizione di un adeguato equilibrio psichico, emotivo e comportamentale ed è dunque socialmente funzionale. Saggiamente da adulti si continua a farne buon uso con attività diverse, fra cui gli hobby.

Anche i giochi più “turbolenti” hanno una propria utilità e vanno permessi entro certi limiti e sempre nel rispetto delle regole di base. Un bambino che non gioca è un bambino che non sta vivendo appieno se stesso. Il gioco è la sua principale attività, per suo tramite egli sperimenta, impara a conoscere i propri limiti e le capacità.

Come il bambino si approccia al gioco  

Cosa osservare

Per accertarsi che il gioco sia piacevole occorre notare se i bambini vi mettano curiosità, inventiva, immaginazione: le caratteristiche primarie del gioco del bambino sereno. È, viceversa, opportuno farsi qualche domanda se il gioco è in apparenza povero, ripetitivo, poco vario, o se il bambino sembra non provare piacere durante l’attività.

In questo caso bisogna cercare di capire perché egli non dimostra interesse al gioco, oppure ne scelga uno in maniera ripetitiva. O ancora potrebbe rimanere in disparte o cercare solo la compagnia di persone adulte. Queste citate, sono alcune delle manifestazioni di approccio inadeguato al gioco che meritano attenzione da parte dei genitori e di altre figure educative.

Quali aspetti del gioco considerare e stimolare 

Il gioco contiene in sè alcuni aspetti che vanno opportunamente stimolati:

  • Affettivo: è di fondamentale importanza che la mamma e il papà giochino coi propri figli fin dalla nascita. È in questo ambiente protetto dove si coltiva un equilibrio fra capacità e limite, successo e sconfitta, gioia e mortificazione e altri sentimenti che sono alla base di una personalità equilibrata.
  • Funzionale: il gioco proposto deve essere adeguato/funzionale all’età. Non bisogna pressare il bambino con suggerimenti ed istruzioni complicate, è importante lasciargli tutto il tempo di cui ha bisogno per entrare nelle modalità del gioco che attira la sua curiosità. Il tutto rimanendo disponibili e collaborativi.
  • Soggettivo: il gioco​ proposto deve tener conto delle inclinazioni naturali del bambino, senza costringerlo in attività che spontaneamente rifiuta. Certo che tutto si può proporre, ma poi è opportuno valorizzare le sue richieste di gioco alternativo.
  • Sociale: oltre che con la propria famiglia il bambino deve giocare con gli altri bambini a scuola, nella propria casa, al parco. Il gioco si arricchisce di varie funzioni: diventa aggregante, agonistico, simbolico, si affermano le relazioni sociali.

Poniamo ora che tutti gli aspetti del buon gioco sopra descritti siano stati assolti, ma che il bambino resti sempre in disparte, guardi giocare e non partecipi: come mai?

Perché la timidezza nei bambini?

Questo atteggiamento potrebbe essere riconducibile ad una componente caratteriale del bambino, che varrebbe la pena di approfondire.

Potrebbero essere presenti difficoltà comunicative, visuo-spaziali o a livello percettivo e motorio per le quali alcune attività risultano effettivamente difficili.

Se sono presenti impedimenti il bambino potrebbe essere spinto a chiudersi nel proprio guscio, a stare solo con chi conosce bene. I bambini chiusi utilizzano sempre gli stessi oggetti e giocano sempre allo stesso modo, perché ciò gli dà sicurezza.

Come intervenire

Cosa può fare un genitore o un insegnante per favorire il coinvolgimento nel gioco? Come aiutare il bambino ad accumulare tutte le esperienze significative, fondamentali per lo sviluppo e la crescita, che solamente il buon gioco può fornire durante l’infanzia?

La psicomotricità ci fornisce spunti validi di riflessione ed intervento, quelli che sono elencati di seguito possono essere tenuti in considerazione anche per le attività a scuola o a casa.

Per prima cosa bisogna conoscere il bambino e capire quali sono le attività che preferisce e per quali giochi è portato. Evitare oggetti o ambienti che lo spaventano o lo infastidiscono. Notare se preferisce come compagno di giochi un coetaneo oppure l’adulto.

Sicuramente è meglio partire dai giochi in cui si sente più capace e nei quali è effettivamente più bravo perché il primo obiettivo è migliorare l’autostima e il senso di autoefficacia. Sottolineare le abilità del bambino, sottolineare quando è l’adulto a sbagliare, dare un rimando emotivo quando si perde rimarcando la propria voglia di riprovarci e di impegnarsi a fare meglio. Così come è importante porsi un modello concreto su che cosa significhi “fare meglio” (afferrare la palla con più forza, prendere la mira per il tempo sufficiente prima di provare a fare canestro e così via..).

Proposte di gioco in base alle preferenze del bambino 

Di seguito vengono proposti tre esempi di giochi a seconda delle preferenze del bambino:

Canale sensoriale

Manipolazione di materiali, cui facciano seguito delle costruzioni oppure impasti per modellare, massaggi e giochi di solletico per entrare in contatto.

Canale motorio

Le attività con la palla favoriscono il coinvolgimento ma vanno proposte soltanto quando si è certi che il bambino si trovi a proprio agio con esse. La palla, infatti, per qualcuno può essere un oggetto “pericoloso” poiché tende a sfuggire al controllo, può fare il rumore, può colpire. Inizialmente è preferibile proporre le stesse attività sostituendo la palla con oggetti morbidi o sacchettini contenenti vari materiali. Utili invece le palle di spugna ed i palloncini.

Canale simbolico

Il gioco simbolico con personaggi in miniatura come pupazzetti, soldatini, piccoli animali può essere un facilitatore per i bambini particolarmente insicuri. Questo avviene per il fatto di non dover agire in prima persona, ma muovendo oggetti che richiamino nettamente la finzione. È un tipo di gioco che può essere svolto anche in silenzio perché le azioni dei personaggi “bastano a se stesse” e questo tranquillizza il bambino e lo rende più disponibile ad accettare che il partner di gioco si intrometta modificando o ampliando le loro possibilità di utilizzo. Attenzione che l’aiuto non diventi “intrusione” o forzatura del progetto di gioco del bambino.

Alcuni consigli 

Curare lo spazio di gioco

Preparare un clima sereno ed accogliente per esempio con l’ausilio della musica, di luci soft, di ambienti morbidi.

Istituire dei rituali

Creare delle routine stabili per esempio un saluto in codice, mettersi le calze antiscivolo, prendere una caramella alla fine, scegliere un disegno da colorare o la canzone da ascoltare prima di andare via.

Ricordare le regole prima di iniziare a giocare

I bambini timidi ed inibiti, paradossalmente, hanno bisogno di più regole di quelli vivaci, la regola infatti dà sicurezza e permette al bambino di aver chiaro tutto quello che gli è possibile fare senza sbagliare, in quale spazio muoversi, come e per quanto tempo. A tal proposito è inoltre preferibile avvisare in anticipo il bambino quando il tempo del gioco si sta per concludere.

Far scegliere al bambino quali giochi vorrebbe fare

La motivazione è importantissima.

Si suggerisce di evitare la domanda aperta, proponendo invece due possibilità tra cui scegliere. Preparare dei bigliettini con le attività preferite e farne pescare una al bambino..

Non commentare il comportamento del bambino

Evitare di commentare, anche scherzosamente, il comportamento del bambino con frasi come: “Certo che sei proprio un gran chiacchierone!” o cercare di convincerlo, a parole, che l’importante è partecipare o che se si sbaglia non succede nulla.

L’importanza dell’acqua

In ultimo possiamo trovare nell’acqua un valido alleato, sempre che il bambino non ne abbia paura. Possiamo servirci dell’acqua per creare un contenimento avvolgente perchè permette di rilassarsi, allentare la tensione, liberare movimenti che non sono usuali sulla terraferma. Permette di sperimentare vari giochi di respirazione che sono fondamentali per ritrovare l’equilibrio psicofisico.

L’acqua consente alcuni giochi detti di attivazione sociale. Alcuni esempi: la gara degli spruzzi o gli slanci di fiducia, ovvero tuffarsi per essere presi, al sicuro, nell’abbraccio dell’altro).

 

Autore:

Dott.ssa Ilaria Palvarini

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

www.incontropsicomotorio.it

About author Dott.ssa Ilaria Palvarini

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Ilaria Palvarini nasce a Mantova il 7 giugno 1988. Si diploma al Liceo Artistico e nel 2011 si laurea con lode in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva” alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Attualmente collabora con diverse entità medico/riabilitative del territorio mantovano. Svolge valutazioni dello sviluppo neuropsicomotorio e si occupa del trattamento di neuropsicomotricità delle difficoltà e dei disturbi di soggetti in età evolutiva (disturbi di apprendimento, ritardo psicomotorio, disprassia, ADHD, autismo, sindromi genetiche e paralisi cerebrali infantili). Conduce incontri e corsi di formazione con insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e con i genitori, su temi specifici dell’apprendimento e dello sviluppo neurpsicomotorio. Organizza laboratori di attività psicomotoria all’interno del gruppo-classe. È volontaria della Croce Rossa Italiana e nel tempo libero ama leggere, dipingere, uscire con gli amici, ma soprattutto viaggiare per conoscere persone, culture, sapori di ogni luogo.

 


 

Immagine tratta da freepik:

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