Anticipo scolastico a 5 anni: scelta giusta o no?

8 giugno 2016

La questione dell’anticipo scolastico (la primina) è senza ombra di dubbio controversa ma attenzione alle capacità del vostro bambino, in modo particolare alla sua capacità emotiva

L’OCSE li chiama “New millennium learners”, sono i bambini nati nell’era digitale: imparano a riconoscere i simboli alfabetici e numerici a quattro anni; hanno dimestichezza con i dispositivi mobili; svegli e veloci nel cogliere i messaggi esterni. Sono bambini molto più ricettivi rispetto a quelli di vent’anni fa perché sottoposti quotidianamente a numerosi stimoli.

Quanto i bambini nati nell’era digitale sono pronti ad approdare in anticipo alla scuola dell’obbligo e ad affrontare la cosiddetta primina?

In generale gli psicologi, i pedagogisti, gli insegnanti concordano nel fatto che la scelta vada fatta esaminando le attitudini individuali e le capacità logico-operative del bambino, in modo che il salto dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria non sia vissuto come traumatico bensì piacevole e spensierato.

La questione è senza ombra di dubbio molto controversa e le risposte degli esperti sono divergenti, ecco i due filoni di pensiero:

La primina a 5 anni

1. Contrari

Molti esperti dell’età evolutiva sconsigliano di anticipare i tempi, perché anticiparli vorrebbe dire imporre e affrettare un percorso per il quale il bambino non si sentirebbe pronto. Per taluni importante è il gioco, mezzo per lo sviluppo emotivo ed intellettivo del bambino. I bambini hanno diritto di essere bambini e di giocare e sopratutto necessitano del contatto fisico, di coccole e di abbracci. Pertanto perché anticipare l’apprendimento sistematico e strutturato della scuola elementare prima dei 6 anni?

Per costoro si dovrebbe puntare su programmi all’interno della scuola dell’infanzia che fanno leva su:


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 2. Sostenitori

Sono coloro che ritengono che i bambini oggi giorno ricevono così tanti stimoli dall’ambiente che li circonda (famiglia, scuola, mass media, etc) da accelerare i processi di apprendimento, per cui l’anticipo scolastico è un modo per stimolare ulteriormente l’intelligenza dei bambini, fermo restando che vi sia un’offerta didattica mirata e personalizzata verso i bambini ‘anticipatari’ che vada ad intercettare e a risponde ai loro bisogni.


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Le testimonianze discordanti delle mamme non aiutano a snodare l’argomento, alcune pensano “Mio figlio sa già leggere e scrivere, che senso ha rimanere a casa?”, altre si interrogano chiedendosi “Ma sarà pronto per affrontare un nuovo percorso fatto di impegno e responsabilità?”, “E’ giusto staccarlo così presto dal gruppo di amici incontrati alla materna?”

Crediamo, in concomitanza con il pensiero di molti esperti, che il fulcro su cui ruota la questione non riguardi le capacità cognitive del bambino, cioè la sua capacità di ragionamento e il fatto che sappia leggere, scrivere e riconoscere i numeri, quanto la sua maturità socio-affettiva. Un bambino di 5 anni può essere intelligentissimo ma avere difficoltà ad auto-controllarsi (riuscire a rimanere seduto, fermo, composto e ben concentrato per diverse ore, sostenere la fatica di una giornata e soprattutto sopportare emotivamente un possibile insuccesso a scuola). 

Diversi studi hanno dimostrato che i tempi di concentrazione aumentano via via che si cresce, in altre parole chi è più grande riesce a portare a termine un lavoro scolastico con minore fatica e ha un controllo maggiore dell’emotività. Dunque è importante rispettare i tempi dei bambini senza metterli di fronte a richieste per le quali potrebbero sentirsi inadeguati. Ogni età ha le sue scoperte e acquisizioni.

Secondo Piaget, il cui pensiero ha influenzato notevolmente la psicologia dell’età evolutiva:

blockquote01Il bambino attraversa una serie di fasi evolutive e ogni fase ha una sua strutturazione che la rende qualitativamente, e non solo quantitativamente, diversa da quella precedente

Prima dei sei anni, secondo Piaget il bambino è in una fase pre-concettule/pre-operativa. In una fase tutta tesa verso il gioco. Con il gioco occupa la maggior parte della giornata, perché per lui tutto è gioco. Impara, cresce e sbaglia attraverso il gioco. Il gioco è la sua palestra di vita, fondamentale per la sua crescita intellettiva ed emotiva, una tappa imprescindibile prima di giungere sui banchi di scuola.

Dunque perché accelerare i suoi tempi?

A volte da parte di genitori e insegnanti c’è la “smania di guadagnare tempo”, l’idea che occorra raggiungere tutto prima degli altri, ma questo vorrebbe dire bruciare le tappe.

Il nostro consiglio è di fare attenzione alle capacità del vostro bambino, in modo particolare alla sua capacità emotiva; spesso a 5 anni i bambini, se pur intelligenti, possiedono ancora una certa fragilità ed è rischioso ‘caricarli’ di responsabilità eccessive che vanno oltre la loro soglia di sopportazione.

Usando una definizione linguistica di un pediatra americano, il rischio è quello di farne degli “angeli caduti”. Un semplice insuccesso o fallimento scolastico potrebbe essere vissuto in modo tragico e deleterio per la formazione della sua personalità.

Per tanto non fate in modo che il vostro bambino, che porta a casa brutti voti, vi dica: “mamma, papà perché sono nato in gennaio? Io non sono pronto! 🙂

 

Autore:

Stefania Massafra

Editor di Marshmallow Games 

 


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