Abilità visuo spaziali: come allenarle e perché

13 settembre 2016

Le abilità visuo spaziali sono un canale per numerosi apprendimenti. Ecco alcuni consigli per allenarle a casa e a scuola

Le abilità visuo spaziali sono definite come l’insieme delle capacità di rappresentare, trasformare, generare e recuperare informazioni simboliche di tipo non linguistico. In buona sostanza sono un gruppo di processi che consentono la corretta interazione dell’individuo con il mondo circostante.

Non per tutti lo sviluppo della percezione visuo-spaziale avviene in modo regolare: vi sono infatti dei bambini che, pur essendo molto intelligenti, presentano difficoltà di elaborazione degli input visivi di una certa complessità. Questi bambini incontrano difficoltà nelle materie scolastiche che richiedono capacità di rappresentazione, di memorizzazione visiva, di riconoscimento di forme geometriche, di allineamento dei numeri, di sintesi verbale, ecc. e spesso gli stessi presentano difficoltà di percezione, di coordinazione psicomotoria, di adattabilità e di orientamento nello spazio.

Le abilità visuo spaziali costituiscono un prerequisito essenziale per numerosi apprendimenti

L’attenzione di insegnanti ed esperti dell’apprendimento è rivolto generalmente a bambini che incontrano difficoltà a scuola nell’uso del linguaggio. Ciò è giustificato dal fatto che il linguaggio è alla base degli apprendimenti scolastici: sapersi esprimere, saper leggere e scrivere sono competenze essenziali.

Tuttavia una focalizzazione eccessiva sul linguaggio implica il rischio di trascurare quei bambini che pur presentando una buona competenza linguistica, incontrano difficoltà nell’elaborazione d’informazione non veicolate dal linguaggio, generalmente implicanti l’ambito visuo spaziale.

Da insegnante, ciò che muove il mio agire didattico è dettato dall’ interesse verso lo sviluppo di tali abilità, dedicandone il giusto spazio, perché oltre ad essere utili per tutti in classe, possono rappresentare una forma di comunicazione privilegiata per alcuni, che hanno uno stile di apprendimento favorito da un canale visivo-cinestesico nel quale possono mostrare più predisposizione.

Non è un caso che Gardner abbia parlato di “intelligenza visuo-spaziale” per indicare esploratori, cartografi, architetti, artisti, ecc., cioè tutti coloro che si distinguono per il loro eccellere in determinate discipline e ambiti dove le abilità visuo-spaziali sono fondamentali. Se i bambini con queste caratteristiche, venissero valorizzati sin dall’età più precoce, rischieremmo di non perdere un patrimonio di talenti. Inoltre, una maggiore attenzione nei confronti dei bambini con difficoltà visuospaziali, permetterebbe di proporre un potenziamento mirato: sapere che un’abilità è carente, spinge ad a trovare modalità alternative per presentare gli argomenti a scuola in modo che ogni bambino si senta a proprio agio.

Ecco alcuni comportamenti osservabili sin da subito sia a casa che a scuola:

  • scarso interesse per libri, immagini, puzzle
  • distrazione, disordine e lentezza nel portare a termine un compito
  • fatica a schivare e ad afferrare un oggetto che si avvicina
  • difficoltà a fermarsi in tempo davanti ad un ostacolo
  • fatica a ritrovare un oggetto tra altri
  • difficoltà a mirare un bersaglio
  • presenta difficoltà ad imparare per imitazione (es. il laccio delle scarpe)
  • le consegne con dei riferimenti visivi o termini spaziali sono difficili da eseguire
  • risulta complessa l’organizzazione spaziale del foglio, disegna malvolentieri, sia spontaneamente che in copia

Le difficoltà scolastiche più evidenti si riscontrano in quegli ambiti che includono la manipolazione di informazioni visuo spaziali:

  • Nel disegno, si possono osservare violazioni delle proporzioni e penuria di particolari, il bambino faticherà a rappresentare i corretti rapporti spaziali (avremo persone più alte di alberi, ad esempio); inoltre vi è una difficoltà nell’utilizzo degli strumenti propri del disegno tecnico (riga, squadra, compasso…)
  • In geometria è intuibile come possano esserci difficoltà nel riconoscere le figure, ricordare le formule, e nello studio delle caratteristiche delle figure geometriche (base, altezza, diagonale)
  • In Italiano: difficoltà nel mantenimento della linea nella scrittura mentre nella lettura seguire il rigo; probabili difficoltà di comprensione del testo: quando è necessario collegare testo e immagini, soprattutto in quei brani che descrivono paesaggi, movimenti e relazioni spaziali tra oggetti.
  • In matematica: difficoltà nell’incolonnamento delle cifre, nel distinguere i segni operatori, (es: “+” e “x”), nella rappresentazione dei problemi, faticherà a comprendere grafici e tabelle
  • In geografia: difficoltà nell’orientamento spaziale e nel consultare una mappa

Tutto queste difficoltà, tradotte in insuccessi scolastici, goffaggine, scarsa coordinazione motoria, hanno pesanti ripercussioni sull’autostima del bambino e sul suo mondo relazionale. A causa di tutto ciò, possiamo notare alcuni atteggiamenti caratteristici come: blocco di fronte a consegne difficili e scarsa motivazione nei confronti dello studio.

Come allenare le abilità visuo spaziali: alcuni consigli

Le attività che genitori e insegnanti possono fare con i bambini per migliorare le abilità visuo-spaziali sono svariate e molto semplici; possiamo trovare spunti interessanti nelle riviste di logica ed enigmistica per bambini: cruciverba, trova le differenze, ecc.

Possono tornarci utili i giochi di una volta, pensiamo alla tombola, al Memory, alla battaglia navale, ai puzzle, al Tetrix. Armiamoci di carta, matita e tanta creatività per proporre nel modo più simpatico possibile le seguenti attività: ricopiare figure di diversa complessità, tracciare labirinti, roteare e completare figure, ricostruire immagini, osservare e seguire delle mappe, unire i puntini, ecc.

Un esercizio molto utile, da proporre come un gioco potrebbe essere: osservare delle composizione di figure geometriche costruite con dei ritagli di cartoncino per 30 secondi e dopo riproporle. A questo scopo, di grande aiuto possono essere i vecchi regoli: dopo aver dato sfogo alla fantasie con bizzarre costruzioni altamente personalizzate, chiediamo di riprodurle su un foglio. I Lego rimangono sempre un ottimo strumento di costruzione nello spazio oltre che di stimolo alla creatività. Molti di questi giochi fanno ormai parte di una proposta didattica, che ormai si sa, più ludica è e più diventa efficace. Nel seguente link una raccolta di spunti:

https://it.pinterest.com/caimmela/abilit%C3%A0-visuo-spaziali

Da insegnante mi diverte progettare esperienze laboratoriali che coinvolgano tutti, ognuno con il proprio talento. Ed ecco che in una lezione di storia si progetta un Memory delle Civiltà, per esempio, o nell’ora di matematica si gioca a battaglia navale o a dama. Per una lezione di geometria la fotografia è un mezzo molto potente per allenare lo sguardo e “focalizzare” l’attenzione. L’anno scorso, in una classe di 4^ primaria, un certo Bresson ci ha insegnato, attraverso le sue immagini, che la realtà è fatta di forme.

 

Autore:

Carmela Pagano

Insegnante di Scuola Primaria e fondatrice dello spazio www.laborartorio.it

About author Dott.ssa Carmela Pagano

Insegnante Carmela Pagano

Carmela Pagano, insegnante di Scuola Primaria, laureata in Storia dell’Arte, appassionata di Arte e Fotografia; esperta in Arteterapia si è e specializzata con un Master in: “ Video Fotografia Teatro e Mediazione Artistica nella Relazione d’Aiuto”. In continuo aggiornamento, ha frequentato diversi corsi su temi che riguardano la didattica, l’ apprendimento, l’ inclusione e i disturbi in età evolutiva (disabilità, didattica speciale, disturbi di apprendimento, ADHD, autismo) Ha ampliato la sua formazione con un corso di specializzazione “Operatore dell’Integrazione scolastica dei diversamente abili, Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione”, grazie al quale ha svolto attività di assistente e coordinamento dell’ Area socio-educativa in diversi progetti di inclusione, e un Master, diretto da Cesare Cornoldi, in “Didattica e psicopedagogia per alunni con deficit di attenzione e iperattività (ADHD)”, presso l’Università di Padova. Gestisce uno spazio nel quale condivide esperienze e riflessioni: www.laborartorio.it

 

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