Giocando si impara: ecco spiegato perché

1 febbraio 2016

Giocando si impara. Ecco come rendere piacevole l’apprendimento

Le tecniche di insegnamento tradizionali spesso portano gli alunni ad identificare il momento dello studio con i concetti di fatica e sacrificio.

Se pensiamo al fatto che l’etimologia della parole SCUOLA indica l’ozio, il riposo, ovvero un insieme di attività piacevoli e rilassanti, come si è arrivati ad identificare le aule scolastiche e più in generale le attività legate all’apprendimento, con momenti che rappresentano per gli studenti solo stress e preoccupazione?

Ad offrire una visione alternativa a questa, ormai superata dall’evoluzione dei tempi, ci ha pensato la glottodidattica, che ha introdotto un approccio metodologico rivoluzionario, dapprima applicato al solo insegnamento delle lingue, ma poi esteso a numerosi ambiti e discipline: la didattica ludica.

Accostare le due dimensioni, didattica e gioco, significa lanciare una nuova sfida, al centro della quale si pone come obiettivo lo sviluppo delle capacità non solo cognitive e culturali dell’alunno, ma anche quelle comunicative e relazionali.


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La parola chiave di questa nuova dimensione dell’apprendimento è piacere, uno stato d’animo che, se suscitato durante lo svolgimento di attività didattiche, garantisce a sua volta la motivazione, elemento necessario affinché gli studenti si applichino ed eseguano i compiti loro assegnati.

La ludodidattica realizza questa metodologia agendo su due fronti:

1. Crea lo spazio per l’apprendimento

L’ambiente creato è accogliente, rassicurante, allo stesso tempo stimolante e divertente. Ma soprattutto è un contesto di lavoro di gruppo: in questo modo lo studente familiarizza con i concetti di cooperazione e competizione che favoriscono da un lato lo sviluppo delle sue capacità relazionali, dall’altro l’accrescimento della fiducia in sé stesso.

2. Propone i giochi

Nell’ambiente così creato, il gioco, ovvero l’attività didattica in senso stretto, è la tecnica che permette allo studente di raggiungere i propri risultati, agendo sulla motivazione intrinseca, quella cioè che si attiva quando l’alunno si impegna in un‘attività perché la trova stimolante e gratificante di per sé e prova soddisfazione nel sentirsi sempre più competente.

Lo studente si sente particolarmente motivato perché, nella didattica ludica, l’attenzione viene posta sull’obiettivo del gioco più che sul contenuto tecnico della disciplina oggetto dell’attività. Così anche la sfida più complessa, assumendo connotati ludici, verrà accettata con entusiasmo, perché il gioco, a differenza della didattica tradizionale, innesca e nutre nell’allievo sentimenti di coraggio e temerarietà e di conseguenza il desiderio di superare qualsiasi ostacolo.

Il gioco inoltre è un ottimo antidoto contro la timidezza, e dunque, anche gli studenti che si inseriscono con difficoltà all’interno di un contesto di apprendimento, troveranno spazio di realizzazione e affermazione della propria personalità.

Il clima di serenità, condivisione e stimolo costante favorisce le dinamiche di apprendimento, per cui alla fine di un percorso di didattica ludica, lo studente sarà certamente maturato dal punto di vista relazionale, ma avrà anche conseguito, senza ansia, un accrescimento culturale. A questo proposito è importante specificare che la ludodittatica, proprio per le sua caratteristica di motivare e coinvolgere, non vede applicazione solo nel mondo dei bambini, ma anche degli adolescenti e degli adulti.

Maria Montessori affermava:

blockquote01Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari.

Ancora oggi sono vivi tra insegnanti e studenti pregiudizi nei confronti del gioco come strumento didattico, che viene dunque relegato ad una funzione meramente di svago. Fortunatamente queste sono sacche di resistenza non molto diffuse: la maggioranza degli addetti ai lavori hanno preso coscienza che la società e gli individui che la compongono si evolvono e che dunque anche le tecniche didattiche sono destinate ad assumere nuovi connotati.

 

Autore:

Annalisa Brucoli

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