6 giochi per insegnare al bambino a riconoscere le sue emozioni

11 aprile 2017

Riconoscere le emozioni è fondamentale per saperle distinguere, ascoltare e superare. La nostra Neuropsicomotricista Ilaria ci propone tanti e divertenti giochi da fare con i bambini per insegnare a dare un nome alle emozioni

Il bambino mette in gioco le proprie emozioni molto precocemente, fin dai primi mesi di vita: inizialmente avrà come unico strumento il pianto che, per un orecchio esperto come quello della figura di riferimento, sarà già ricco di significato. Il suo pianto comunica che qualcosa in quel momento non gli fa piacere: fame, sonno, mal di pancia, insomma  sta dicendo che è a disagio.

Le emozioni a partire dai primi mesi di vita

Già a circa un mese e mezzo di vita è in grado,  grazie alla comparsa del sorriso sociale, di rispondere intenzionalmente al sorriso e alle stimolazioni del proprio interlocutore. Col tempo le espressioni del volto si fanno più varie, precise e raffinate e compare la risata, il bambino diviene sempre più protagonista dello scambio sociale ampliando il proprio bagaglio emotivo che inizierà ad esprimere anche modulando i propri vocalizzi nel ritmo e nell’intensità.

Diverrà sempre più evidente il temperamento di base del bambino, soprattutto quando inizia a vivere le prime esperienze autonome come quelle che richiedono uno spostamento “a gatto” o tramite il cammino. Ci sarà chi ha più o meno paura ma siamo noi adulti a mettere questa etichetta verbale: “paura”.

Il bambino prova paura ma non è consapevole di provarla, non è ancora in grado di fare un ragionamento riguardo ai propri stati emotivi e, non essendo in grado di rappresentarseli mentalmente, fa fatica anche a comunicarli verbalmente o tramite il gioco simbolico. Parallelamente all’aumento della presa di coscienza dei propri stati emotivi interni, si noterà un aumento della rappresentazione di questi, e quindi anche della possibilità di trovare strategie per contenerli, superarli, rielaborarli.

Per questo è importante lasciare al bambino la possibilità di scoprirli, vivendoli in prima persona e aiutandolo ad esprimerli e, quando sono violenti, a contenerli con atteggiamento empatico. Aiutarlo a dargli un nome e manifestarli in modo adeguato e socialmente accettabile.

L’adulto offre la propria esperienza ponendosi come specchio, contenitore, “canalizzatore” e soprattutto come modello.

L’importanza del ruolo dell’adulto

L’osservazione è fondamentale! Attraverso l’attenzione verso il bambino, possiamo cogliere segnali inequivocabili di ciò che sta vivendo. Noterete come a seconda dell’emozione e dello stato mentale in cui si trova varierà la propria postura, la gestualità, le espressioni. Sono tutti segnali visibili di ciò che sta provando per questo aiutate i bambini ad attribuire un nome alle emozioni e fatelo ad alta voce.

Cercate di restituire al bambino una ipotesi di ciò che sta vivendo, insieme andate alla ricerca della causa che ha provocato quell’emozione:“Sei felice! Sei felice perché tra poco andiamo dalla nonna?!” e fate capire al vostro piccolo che ad ogni emozione corrisponde un atteggiamento “Si vede che sei felice, hai un sorriso grande, ti muovi su e giù, continui a parlare..”.

Questo procedimento andrebbe fatto per tutte le emozioni, soprattutto quelle negative, dicendo per esempio che  “Anche la mamma quando è triste, ha lo sguardo abbassato, e piange”  oppure “Mi sento triste perché avrei voluto giocare con te invece devo fare le faccende in casa ma se si fanno oggi domani ci sarà il tempo per giocare la tristezza andrà via. Vedrai che bisogna portare pazienza e poi passa”.

Possiamo anche servirci di giochi che ci permettono di esprimere le emozioni e di rielaborarle. Ecco alcuni esempi:

Emozioni in gioco

1) Filastrocche e fiabe sulle emozioni

Consentono al bambino di vivere i vari stati emotivi prendendo al contempo una certa distanza dai propri vissuti in modo da renderli più facilmente gestibili. Dopo averle ascoltate individuare le diverse emozioni e le loro cause.

Raccontate una storia che parli di un’emozione rappresentandola con delle marionette oppure creare delle maschere di cartoncino che raffigurano le diverse emozioni 8rabbia, tristezza, felicità, ecc) oppure disegnarle su dei palloncini gonfiati. Mettete a disposizione del bambino stoffe e tessuti per i travestimenti.

2) Mimo

Divertitevi con il vostro bambino, recitando e rappresentando le diverse emozioni e poi chiedeteli: “quale emozione sono?” oppure pensate un’emozione e rappresentate l’emozione contraria. il bambino deve riconoscere l’emozione che vede e dire quella che è stata pensata da voi adulti.

3) Messaggio marziano

Utilizzate suoni e parole prive di senso per raccontare situazioni e dialoghi che rappresentano diverse emozioni. In questo gioco vi divertirete tanto qunato riuscirete ad enfatizzare il racconto con il tono della voce e le sonorità usate.

4) Tombola delle emozioni

Preparare dei tabelloni con rappresentati tanti personaggi con diverse emozioni. Una copia degli stessi personaggi va racchiusa in un sacchetto da cui si pesca un personaggio e si dice il nome dell’emozione (senza farla vedere). Vince il primo che completa correttamente la propria tabella.

5) Indovina chi delle emozioni

Preparare dei tabelloni con rappresentati tanti personaggi, alcuni con le stesse emozioni ma caratteristiche differenti (occhiali, cappello, barba, occhi azzurri etc).

6) Espressione artistica

Associare un colore ad un’emozione. Si dispongono vari cartellini colorati e si propone di associare ogni colore a un’emozione. Oppure far dipingere al bambino, meglio se il foglio è grande e se si utilizzano i colori a dita, una musica che gli ispira una determinata emozione, o una situazione. La si può rappresentare anche in modo astratto. Se ciò dovesse risultare difficile per il bambino, si può rappresentare in modo astratto attraverso la musica, variando gli strumenti, il ritmo, il volume etc.

Capire da alcune vignette, che stato d’animo vivono i personaggi, specificando da cosa si capisce e intuendo il perché provano quell’emozione.


Leggi anche Comunicazione e gioco: il valore comunicativo dell’azione ludica

 

Dott.ssa Ilaria Palvarini

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

www.incontropsicomotorio.it

About author Dott.ssa Ilaria Palvarini

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Ilaria Palvarini nascea Mantova il 7 giugno 1988. Si diploma al Liceo Artistico e nel 2011 si laurea con lode in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva” alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Attualmente collabora con diverse entità medico/riabilitative del territorio mantovano. Svolge valutazioni dello sviluppo neuropsicomotorio e si occupa del trattamento di neuropsicomotricità delle difficoltà e dei disturbi di soggetti in età evolutiva(disturbi di apprendimento, ritardo psicomotorio, disprassia, adhd, autismo, sindromi genetiche e paralisi cerebrali infantili). Conduce incontri e corsi di formazione con insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e con i genitori, su temi specifici dell’apprendimento e dello sviluppo neurpsicomotorio. Organizza laboratori di attività psicomotoria all’interno del gruppo-classe. È volontaria della Croce Rossa Italiana e nel tempo libero ama leggere, dipingere, uscire con gli amici ma soprattutto viaggiare per conoscere persone, culture, sapori di ogni luogo.

 

 


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