5 giochi che i bambini di oggi hanno dimenticato

1 giugno 2016

Alcuni giochi del passato da riproporre ai bambini e che avranno il piacere di scoprire

Quando la felicità era fatta di semplici e poche cose i bambini mettevano in moto la fantasia e la loro creatività. I giocattoli restavano nelle vetrine e si giocava in gruppo e all’aperto. Oggi molti di questi giochi sono stati dimenticati e i bambini si trovano spesso in casa limitati nel loro agire.

E’ sempre più difficile individuare in città aree e spazi ludici (segno di una scarsa attenzione alla cultura del gioco), dove il bambino può socializzare, correre, giocare, mettersi alla prova ed esprimersi liberamente.


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Qui di seguito 5 giochi dimenticati dai bambini e che avranno il piacere di scoprire.

1. Campana

Viene chiamato in molti modi: Mondo, campana, settimana, la luna, ecc…

Per prima cosa bisogna disegnare a terra delle caselle con un gessetto.

Regolamento: I bambini a turno devono lanciare un sasso che deve rimanere entro la prima casella, quindi saltare dentro, prendere con la mano il sasso e successivamente saltare su un solo piede dentro le altre e tornare all’inizio. Vince il bambino che per primo riesce a far cadere il sasso in tutte le caselle e completare il percorso senza mai toccare con i piedi le linee tracciate.

2. Mosca cieca

Un bambino, la mosca, viene bendato in modo da non vedere nulla; gli altri bambini dovranno scappare all’interno di un campo delimitato senza farsi toccare dalla mosca cieca.

Chi viene preso diviene la mosca per il turno successivo.

3. Un, due, tre, stella!

Si gioca in gruppo. Tutti i bambini tranne uno (la “stella”) si allineano a un’uguale distanza da un muro. Il bambino che impersona la “stella” si appoggia al muro, dando le spalle agli altri, e conta ad alta voce “uno, due, tre, stella!”, per poi voltarsi di scatto. Mentre quest’ultimo è girato, gli altri possono avvicinarglisi; quando si volta di scatto, però, essi devono immobilizzarsi e restare fermi. Se il giocatore “stella” percepisce il movimento di un giocatore, quest’ultimo deve retrocedere fino alla linea di partenza. Vince il giocatore che riesce ad arrivare per primo al muro, che prenderà il posto della “stella” nella partita successiva.

4. I quattro cantoni

I “cantoni” possono essere cerchi, cinesini, ma anche zainetti e devono essere in tutto 4.

I cantoni devono formare un quadrato di almeno 10 mt di lato. Si procede alla conta e lo “sfortunato” detto “guardia” si piazza in mezzo al quadrato. Gli altri devono scambiarsi il posto su qualunque altro cantone e raggiungerlo prima della “guardia”. Se arriva prima la guardia, chi perde il posto va in mezzo e via di nuovo.

5. Rubabandiera

Si traccia una linea sulla quale si posiziona il reggibandiera/fazzoletto/nastrino. A distanza equidistante vengono tracciate due linee oltre le quali si posizionano i giocatori che verranno numerati seguendo la loro disposizione.

Il porta bandiera chiama un numero e i giocatori corrispondenti devono correre per rubare la bandiera e poi portarla in “base” oltre la riga dove sta la propria squadra.

Le tecniche per fare punto sono sostanzialmente due: prendere la bandiera e scappare in base oppure attendere che l’avversario rubi la bandiera e toccarlo prima che raggiunga la propria base.


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Autore:

Andrea Pezzoli

Blogger di Sport&Smile

 

Chi sono  

Mi chiamo Andrea, ho 26 anni e lavoro a stretto contatto con i bambini tutti i giorni: a scuola, nelle attività sportive di gruppo e in alcuni casi in sedute di educazione motoria personalizzate.Ho due lauree (triennale di Scienze Motorie all’Università Statale di Milano e Magistrale in Attività motoria preventiva ed adattata all’Università Cattolica di Milano), una serie infinita di corsi di specializzazione (Tutoring psicoeducativo per bambini ADHD e DSA), gestisco un blog di divulgazione sul mondo dello sport per i bambini, ma sopratutto ho una forte convinzione in quello che faccio.

In cosa credo? Credo che i bambini possano ancora imparare divertendosi, ma sopratutto divertirsi ad imparare. Un concetto sfuggito alla maggior parte degli ‘educatori istruttori’, che puntano così ostinatamente a risultati immediati. 

Il lavoro dei bambini è quello di giocare, ed è un lavoro serio che va rispettato; la ricerca del risultato, della vittoria e della prestazione perfetta sono traguardi da raggiungere in seguito. 

Il divertimento e la gioia sono i principali acceleratori di motivazione, che con una buona autostima formano le fondamenta per qualunque tipo di apprendimento. A noi adulti la responsabilità e il compito di non dimenticarlo!

 

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